Quando è il momento giusto per pensare e parlare del fine vita? La risposta corretta potrebbe essere: “non troppo tardi”
Il vero problema non è quando una persona inizia pensare ai temi del fine vita (del suo fine vita, oppure di quello di un genitore, di un amico…) troppo in anticipo. Ma quando inizia a pensarci troppo in ritardo. Quando ormai c’è troppo poco tempo per organizzare nel migliore dei modi un periodo così complesso e particolare come l’ultima parte della vita. E “l’ultima parte della vita” può essere di qualche giorno, di mesi oppure di anni.
Pensare al fine vita non è organizzare funerale, cremazione e cimitero. Non è organizzare il post mortem.
Pensare al fine vita è per prima cosa essere coscienti che esiste e che dobbiamo farci i conti. E con questa nuova consapevolezza decidere quanta importanza dargli.
Poca magari, se una persona è giovane ed in buona salute. Molta, se una persona è anziana oppure gravemente malata e capisce giorno dopo giorno, di non essere immortale. Non importa se davanti si hanno giorni o anni; pensare e organizzare il proprio fine vita, e aiutare a farlo ai propri cari, permette di poter trascorrere questo periodo nel migliore dei modi.
Qual è il migliore dei modi per vivere questo periodo? Nessuno può rispondere a questa domanda.
Nessuno a parte te.
Chi meglio di te sa cosa ti piace, ami, odi, ti annoia; chi meglio di te sa se ti piace la musica oppure il silenzio, se sei coraggioso davanti al dolore oppure se questo ti terrorizza.
Chi meglio di te può dare un giudizio sulla tua qualità di vita? Nessuno.
Per questo è fondamentale che ogni persona possa essere informata del proprio stato di salute, della presenza o meno di una patologia che, nel breve o medio periodo può mettere in pericolo a sua vita.
Per potere, se lo desidera, organizzare al meglio il proprio fine vita.
Perché in fondo, il fine vita, è pur sempre vita, no?
