Il mondo si divide in due.
Ci sono persone che non desiderano parlare di fine vita; parlare del loro fine vita, oppure di quello dei propri cari.
Non desiderano parlarne perché vivono meglio senza pensarci; per queste persone la paura della morte e l’ansia di affrontarne i temi vincono sull’opportunità (non donata a tutti) di poter organizzare il tempo del proprio fine vita.
Per queste persone la sanità italiana è fatta su misura.
Poche informazioni, spesso confuse, sempre complicate.
E’ frequente che i primi a ricevere le informazioni siano i parenti, quasi mai i pazienti. Tutto ciò in totale contraddizione con il principio di autodeterminazione (e il diritto civile italiano)
Spesso il fine ultimo del personale sanitario non è il “dovere informativo” quanto la ricerca di una comunicazione inefficace con la speranza che il paziente non faccia troppe domande.
“Non voglio dirti la verità e farò di tutto per non dirtela. Ma, se proprio pretendi delle informazioni, sappi che queste saranno complicate e confuse”
Questo è il pensiero più o meno nascosto di una parte del personale sanitario.
Vivono altre persone però, che di fine vita desiderano proprio parlare. Desiderano sapere come, dove, quanto, come. Senza la pretesa di perfezione e precisione.
Ma esigono che tutto ciò che conosce il medico, sia riferito a loro; si aspettano sincerità e chiarezza.
Desiderano parlare con personale sanitario il cui pensiero sia
“Desidero informarti di tutto ciò che sono a conoscenza e farò di tutto per fornirti informazioni chiare e precise; senza alcuna velleità di perfezione ma in modo onesto, in linea con le mie attuali conoscenze e capacità comunicative”
Progetto Fine Vita nasce per aiutare queste persone



